Tav: se il Governo non decide..

     

[Leggi] l'articolo di Pantheon Verona Network
TAV «Referendum se il governo non decide Zardini, non trascurabili i benefici ambientali, economici e sociali
Roma, 6 marzo 2019
«Se il governo non è in grado di fare una scelta, allora sulla Tav bisognerà prevedere un referendum. Anche in Veneto». Lo afferma il deputato veneto Diego Zardini, membro della commissione Attività produttive della Camera.
«Il corridoio europeo Lisbona Kiev non può essere fatto a pezzetti e dobbiamo sapere che se non lo completiamo noi, gli altri Paesi europei si accorderanno per farlo passare a monte delle Alpi, tagliandoci completamente fuori. Va fatto per intero per almeno tre ragioni: trasferire le merci dalla gomma alla rotaia e ridurre l’inquinamento della pianura padana; far diventare il Nord Italia la piattaforma logistica dell’Europa; rafforzare il trasporto pubblico per consentire a decine di migliaia di persone di preferire il treno all’auto privata».
A queste ragioni se ne aggiunge una «di buon senso», dice Zardini. «L’opera è già decisa e finanziata. La perdita di tempo dell’attuale governo rischia di lasciarci le ferite ambientali dei cantieri aperti e non completati e qualche miliardo di debiti che dovremmo restituire».
Infine, nota il deputato, «l’analisi costi benefici presentata dall’ordine degli Ingegneri del Piemonte sulla base delle linee guida europee conferma tutti i vantaggi, anche economici della nuova ferrovia tra Torino e Lione».
Se la situazione di stallo voluta dalla Lega e dai 5 Stelle dovesse prolungarsi, conclude Zardini, «non escludiamo la possibilità di organizzare un referendum anche nella nostra regione. Una consultazione reale, non come quelle farlocche manipolate online da Casaleggio, dove possano esprimersi cittadini, amministratori locali, lavoratori e imprenditori».

Leggi tutto

Autonomia sì, autonomia no; Tav si, Tav no

     


De Menech e Zardini: «su federalismo e infrastrutture il governo non c’è. Lega e 5S insieme solo per le poltrone»
Roma, 27 febbraio 2019
Autonomia sì, autonomia no, Tav si, Tav no. Nel governo, e nella maggioranza politica che lo sostiene, emergono tutte le contraddizioni di un’alleanza disegnata per la spartizione di poltrone invece che sui programmi per migliorare le condizioni di vita dei cittadini.
La Lega in Veneto dice una cosa mentre a Roma ne fa un’altra: il ministro Salvini, calendario alla mano, sposta a fine anno il termine per la firma dell’intesa tra stato e regioni e non dice nulla al presidente della Regione, Zaia, primo alfiere di un’autonomia sempre più immaginata che concretizzata; intanto, i Cinque Stelle del Veneto strappano documenti contro il federalismo regionale redatti e presentati dai Cinque Stelle del sud. L’unica certezza, come ha ribadito il ministro Stefani stamattina in commissione bicamerale per le questioni regionali è ‘il principio dell’invarianza del bilancio statale’. Infine il ministro contro le infrastrutture, Toninelli, si scaglia contro la pedemontana.
Ribadiamo, la nostra posizione su entrambi i punti:
a) l’autonomia delle Regioni va portata avanti, sgombrando il campo dagli equivoci relativi a residuo fiscale e compartecipazione delle imposte. Autonomia significa maggiore responsabilità per gli amministratori locali e la possibilità di gestire funzioni e competenze in modo più efficiente ed efficace, quindi anche prevedendo risparmi di spesa pubblica. Per attuare questo tipo di autonomia serve però stabilire costi e fabbisogni standard, da Pantelleria al Brennero, come è stato correttamente spiegato in un recente documento dell’Università Federico II di Napoli e da Unindustria Napoli;
b) vanno realizzate tutte le opere che servono, su questo siamo tutti d’accordo. Ma non possiamo lasciare aperte ferite immani sul territorio di strade o ferrovie i cui cantieri sono avviati da anni. Avremmo la tripla beffa di infrastrutture incompiute, dello scempio ambientale e dei soldi inutilmente spesi. L’Italia, in particolare il nord afflitto da traffico e da inquinamento, ha estrema necessità di spostare merci e passeggeri dalla gomma al ferro e questo si può fare solo aumentando i chilometri di ferrovie e velocizzando e specializzando quelle esistenti.
On. Diego Zardini Membro commissione bicamerale per le Questioni regionali
On. Roger De Menech Membro commissione bicamerale per l’attuazione del Federalismo fiscale

Leggi tutto

Martina è il candidato giusto per il PD

     


Verona, 25 febbraio 2019
«Maurizio Martina è il candidato più credibile a garantire le istanze di un nord Italia e di un Veneto a rischio abbandono da parte dell’attuale governo». Stefano Fracasso, capogruppo PD in Consiglio Regionale e coordinatore della mozione Martina in Veneto, elenca le ragioni per cui l’ex reggente è la scelta migliore alla guida del partito. Rinforzano il concetto i parlamentari veronesi Alessia Rotta, Diego Zardini e Vincenzo D'Arienzo: «Maurizio Martina è un profondo conoscitore del Nord, dove è nato e cresciuto politicamente e ha diretto il Pd in Lombardia, regione molto simile alla nostra; ha la sensibilità per affrontare il tema dell’autonomia in modo pragmatico, capace di centrare gli obiettivi amministrativi che i cittadini e gli enti locali attendono da anni senza lacerare il Paese o alimentare pericolose divisioni tra nord e sud; ha una visione d’insieme dell’economia che il paese ha potuto sperimentare positivamente durante il periodo in cui è stato ministro delle politiche agricole e la cui cultura coniuga il rispetto dell’ambiente con le infrastrutture che alleggeriscono l’impatto dell’attività umana sull’ambiente, come le ferrovie; infine, a livello interno, promuove un’organizzazione federale del Pd».
Motivi che spiegano perché la mozione Martina in Veneto ha prevalso sulle altre nelle convenzioni di circolo, come ricordano i componenti del coordinamento veronese della mozione. «Inoltre», ribadisce Orietta Salemi - consigliere regionale, «crediamo sia importante proseguire il percorso riformista avviato dal Pd negli ultimi anni. Sarà necessario portare maggiore attenzione al lavoro e alle richieste di protezione che provengono dai lavoratori, ma non vediamo spazio per ritorni al passato. Le misure di chiusura nei confronti del mondo, autarchiche e assistenziali varate da Lega e 5 Stelle non sono una risposta ai problemi del Paese. Rischiano solo di aumentarne la dimensione».
l'articolo de L'Arena

Leggi tutto

A Verona nessun nuovo assunto INPS causerà peggioramento del servizio

     



L'Inps di Verona è stato abbandonato dai 5 Stelle, dal governo e dalla Lega Nord. Nessun nuovo assunto arriverà nella sede di Verona rimasta sotto organico da diverso tempo e ora a rischio di ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro a causa dei numerosi pensionamenti previsti nel corso del 2019. Il recente concorso, fatto grazie allo stanziamento del governo Gentiloni, ha consentito all'ente di assumere centinaia di nuovi impiegati, ma nessuno sarà dislocato a Verona, preferendo aumentare il personale in sedi ritenute meno efficienti. I dipendenti dell'Inps di Verona e i cittadini che assistono al peggioramento del servizio facciano sentire la loro voce contro questo modo di operare clientelare.

Leggi tutto

Scambi: Salvini è salvo, la Tav è morta

     





SCAMBI SALVINI È SALVO, LA TAV È MORTA

Roma, 21 Febbraio 2019

«Si sta consumando uno dei peggiori baratti a livello politico che l’Italia repubblicana ricordi. Due giorni fa la giunta per le immunità del Senato ha negato l’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso diciotti. Hanno votato contro l’autorizzazione 15 membri della giunta, compresi i sei presenti del Movimento 5 Stelle, e hanno votato a favore in sei. Subito dopo, Lega e 5Stelle hanno trovaato l’accordo per le nomine all’Inps, sul reddito di cittadinanza e adesso sullo stop alla Tav. Neppure i più cinici governi della Prima Repubblica si sono spinti a tanto, scambiando le vicissitudini giudiziarie di un politico con lo sviluppo dell’intero paese. Le ferrovie transfrontaliere, in particolare i collegamenti transalpini tra Torino e Lione e sul Brennero sono indispensabili per favorire gli scambi in tutta Europa e per ridurre la quota di merci trasportata su gomma che contribuisce a fare della pianura padana un’enorme cappa di inquinamento. A ben vedere, invece, Lega e 5Stelle preferiscono gli scambi politici». Lo afferma il deputato del Partito Democratico, Diego Zardini.

Leggi tutto