Trasporti: Alitalia ora rischia davvero

     

TRASPORTI Alitalia ora rischia davvero Zardini: «Esaurito il tempo. Il governo prenda decisioni»
Roma, 27 marzo 2019
Alitalia ora rischia il fallimento. L’inettitudine dell’attuale governo sommata alle scelte sovraniste della destra, dieci anni fa, potrebbero diventare ostacoli insuperabili per la compagnia aerea. È quanto emerge dall’audizione odierna dei Commissari Alitalia avvenuta nelle commissioni Attività produttive e Trasporti della Camera in riunione congiunta.
«La relazione dei commissari di Alitalia evidenzia alcune cose molto importanti per un asset strategico per il Paese come il trasporto aereo», riporta il deputato Diego Zardini. «Primo, il lavoro dei Commissari è stato positivo e ora l’azienda è appetibile per la cessione. Nonostante la situazione di partenza fosse di gravità assoluta a causa delle scelte folli dei passati governi di centrodestra che per una supposta sovranità hanno condannato la compagnia a piani di salvataggio col freno tirato. Secondo, l’attuale governo non ha la minima idea di come agire per il salvataggio della compagnia. Da un lato il gruppo Ferrovie necessità di approfondire il dossier per elaborare un piano industriale credibile, ma ha bisogno di tempo. Terzo, questo tempo Alitalia e l’Italia non ce l’hanno. I commissari sono costretti a dire un’ovvietà, cioè che l’amministrazione controllata non può durare all’infinito e una ulteriore proroga non potrà che essere brevissima. Quarto, qualunque indecisione costa, perché potrebbe servire un ennesimo prestito ponte e il rischio di far fallire la compagnia è ogni giorno più concreto. Il governo dovrebbe avere il coraggio di fare una scelta e perseguirla, assumendosene in pieno la responsabilità».

Leggi tutto

Ferrovie: far partire subito i cantieri

     



Ferrovie: far partire subito i cantieri L’invito di Zardini a tutti i parlamentari: «Ci sono i soldi e le norme, basta tergiversare»

Roma, 20 marzo 2019

Ancora non si conosce se il Consiglio dei ministrio riuscirà a emettere il decreto con cui sarà possible avviare i cantieri di alcune opere attese da anni. Persino nelle ultime ore il presidente del Consiglio è riuscito a prendere tempo, insicuro sulla tenuta del patto di non belligeranza tra i due partiti di maggioranza.
«Tutta questa manfrina», ricorda il deputato veronese Diego Zardini, «e ancora non sappiamo se il quadruplicamento della ferrovia da Brescia a Verona è confermato o meno. Aggiungiamo così ulteriori ritardi a quelli già accumulati in passato. E stiamo parlando di un’opera finanziata dal precedente governo che ha inoltre trovato le risorse per il potenziamento e la velocizzazione della linea Venezia Trieste e del collegamento ferroviario con l’aeroporto di Venezia. Figuriamoci quando dovremo affrontare il nodo del tratto tra Verona e Padova, per non parlare del collegamento ferroviario con l’aeroporto Catullo di Verona, opere per cui esistono i progetti ma devono essere finanziate. Come abbiamo denunciato più volte, procedendo a singhiozzo, in forte ritardo e con tratti non completi, che costituiscono dei colli di bottiglia, rischiamo di perdere il corridoio Lisbona Kiev. Con tutti i problemi ambientali, economici e sociali di cui già soffre l’Italia ci priveremmo da soli dello strumento per avere un ruolo cruciale nell’Europa unita e nel mondo globalizzato. Potrebbe succedre che il corridoio venga fatto passare a nord delle Alpi, creando anche sul fronte della logistica un asse franco tedesco che ridurrà l’Italia a semplice mercato di sbocco».
L’invito al governo, alla maggioranza e ai suoi parlamentari in Veneto, conclude Zardini, «è di guardare agli interessi generali del Paese e del territorio e di non farsi irretire dagli ordini dei vertici di partito. Questi colleghi dovrebbero essre molto più spaventati dalle ritorsioni dei cittadini, dei lavoratori e degli imprenditori dei rispettivi collegi, più che dai loro capi politici. Invito tutti a proseguire gli investimenti decisi dal ministro Delrio e dal precedente governo per rafforzare le ferrovie, i porti italiani e continuare a spostare il traffico merci e passeggeri dalla gomma alla rotaia. Abbiamo cominciato un percorso che darà risultati apprezzabili nel giro di qualche anno. Ci sono le risorse e ci sono i provvedimenti per far partire le opere, il governo e i parlamentari di maggioranza non si nascondano».

Leggi tutto

Accordo Italia-Cina: può accelerare sviluppo del nordest

     

ACCORDO ITALIA CINA Può accelerare sviluppo del nordest Zardini, potenziali benefici su infrastrutture, logistica e lavoro
Roma, 13 marzo 2019
L’accordo quadro che il governo italiano è in procinto di firmare con la Cina è «complessivamente positivo. A Nordest consentirà di accelerare lo sviluppo di un’area che punta a specializzarsi nella logistica e a rafforzare i propri servizi nel mercato europeo». Il deputato veronese Diego Zardini è favorevole all’intesa tra i due Paesi il cui contenuto più importante riguarda la collaborazione sulle infrastrutture e i trasporti. «Potenzialmente significa accedere alle risorse necessarie al potenziamento di porti, aeroporti, ferrovie e interporti e di tutti i servizi materiali e immateriali collegati. Le ricadute sul piano dell’occupazione sia a breve termine con il settore delle costruzioni, sia a lungo termine con la logistica e i servizi potrebbero essere molto importanti, anche dell’ordine di qualche milione di posti in più nell’arco dei prossimi dieci anni».
I quattro principi a cui il governo italiano ha condizionato la sottoscrizione dell’accordo, sottolinea Zardini, «sono fondamentali e rispondono non solo agli interessi italiani ma anche più in generale a quelli europei». La Carta delle Nazioni Unite, gli accordi di Parigi sul clima, i principi di collaborazione tra Europa e Cina e la strategia per collegare l’Asia con l’Europa definiscono i limiti dell’intesa.
«Se stiamo all’interno di questo quadro di riferimento», commenta il deputato, «credo avremo la possibilità di governare bene il processo seguente e di trarre reciproci vantaggi dall’accordo. Del resto, ricordo che molti altri Paesi europei hanno sottoscritto documenti simili con la Cina, e infine che si tratta di uno schema e non vi sono accordi puntuali, bensì l’indicazione di come i due Paesi intendono procedere sui vari temi. Ma va riempito di contenuti che saranno oggetto di contrattazione e accordi specifici».

Leggi tutto

Giovedì 7 Marzo ospite a Diretta Verona di TeleArena

     

la puntata di Diretta Verona su TeleArena
l'articolo de L'Arena

Leggi tutto

Tav: se il Governo non decide..

     

[Leggi] l'articolo di Pantheon Verona Network
TAV «Referendum se il governo non decide Zardini, non trascurabili i benefici ambientali, economici e sociali
Roma, 6 marzo 2019
«Se il governo non è in grado di fare una scelta, allora sulla Tav bisognerà prevedere un referendum. Anche in Veneto». Lo afferma il deputato veneto Diego Zardini, membro della commissione Attività produttive della Camera.
«Il corridoio europeo Lisbona Kiev non può essere fatto a pezzetti e dobbiamo sapere che se non lo completiamo noi, gli altri Paesi europei si accorderanno per farlo passare a monte delle Alpi, tagliandoci completamente fuori. Va fatto per intero per almeno tre ragioni: trasferire le merci dalla gomma alla rotaia e ridurre l’inquinamento della pianura padana; far diventare il Nord Italia la piattaforma logistica dell’Europa; rafforzare il trasporto pubblico per consentire a decine di migliaia di persone di preferire il treno all’auto privata».
A queste ragioni se ne aggiunge una «di buon senso», dice Zardini. «L’opera è già decisa e finanziata. La perdita di tempo dell’attuale governo rischia di lasciarci le ferite ambientali dei cantieri aperti e non completati e qualche miliardo di debiti che dovremmo restituire».
Infine, nota il deputato, «l’analisi costi benefici presentata dall’ordine degli Ingegneri del Piemonte sulla base delle linee guida europee conferma tutti i vantaggi, anche economici della nuova ferrovia tra Torino e Lione».
Se la situazione di stallo voluta dalla Lega e dai 5 Stelle dovesse prolungarsi, conclude Zardini, «non escludiamo la possibilità di organizzare un referendum anche nella nostra regione. Una consultazione reale, non come quelle farlocche manipolate online da Casaleggio, dove possano esprimersi cittadini, amministratori locali, lavoratori e imprenditori».

Leggi tutto

Autonomia sì, autonomia no; Tav si, Tav no

     


De Menech e Zardini: «su federalismo e infrastrutture il governo non c’è. Lega e 5S insieme solo per le poltrone»
Roma, 27 febbraio 2019
Autonomia sì, autonomia no, Tav si, Tav no. Nel governo, e nella maggioranza politica che lo sostiene, emergono tutte le contraddizioni di un’alleanza disegnata per la spartizione di poltrone invece che sui programmi per migliorare le condizioni di vita dei cittadini.
La Lega in Veneto dice una cosa mentre a Roma ne fa un’altra: il ministro Salvini, calendario alla mano, sposta a fine anno il termine per la firma dell’intesa tra stato e regioni e non dice nulla al presidente della Regione, Zaia, primo alfiere di un’autonomia sempre più immaginata che concretizzata; intanto, i Cinque Stelle del Veneto strappano documenti contro il federalismo regionale redatti e presentati dai Cinque Stelle del sud. L’unica certezza, come ha ribadito il ministro Stefani stamattina in commissione bicamerale per le questioni regionali è ‘il principio dell’invarianza del bilancio statale’. Infine il ministro contro le infrastrutture, Toninelli, si scaglia contro la pedemontana.
Ribadiamo, la nostra posizione su entrambi i punti:
a) l’autonomia delle Regioni va portata avanti, sgombrando il campo dagli equivoci relativi a residuo fiscale e compartecipazione delle imposte. Autonomia significa maggiore responsabilità per gli amministratori locali e la possibilità di gestire funzioni e competenze in modo più efficiente ed efficace, quindi anche prevedendo risparmi di spesa pubblica. Per attuare questo tipo di autonomia serve però stabilire costi e fabbisogni standard, da Pantelleria al Brennero, come è stato correttamente spiegato in un recente documento dell’Università Federico II di Napoli e da Unindustria Napoli;
b) vanno realizzate tutte le opere che servono, su questo siamo tutti d’accordo. Ma non possiamo lasciare aperte ferite immani sul territorio di strade o ferrovie i cui cantieri sono avviati da anni. Avremmo la tripla beffa di infrastrutture incompiute, dello scempio ambientale e dei soldi inutilmente spesi. L’Italia, in particolare il nord afflitto da traffico e da inquinamento, ha estrema necessità di spostare merci e passeggeri dalla gomma al ferro e questo si può fare solo aumentando i chilometri di ferrovie e velocizzando e specializzando quelle esistenti.
On. Diego Zardini Membro commissione bicamerale per le Questioni regionali
On. Roger De Menech Membro commissione bicamerale per l’attuazione del Federalismo fiscale

Leggi tutto