I ladri di futuro al governo certificano la possibilità di spargere fanghi tossici sui terreni agricoli

     


Inquinamento: ora è possibile spargere fanghi tossici sui terreni agricoli» La denuncia del deputato veronese Zardini: «La maggioranza innalza i limiti da 50 a 1000 microgrammi per chilo e uccide l’agricoltura di qualità»

Roma, 31 Ottobre 2018

«Dopo il condono tombale sugli abusivismi di Ischia, il decreto Genova redatto da Lega e Movimento 5 Stelle prevede la possibilità di smaltire rifiuti tossici nei terreni agricoli». La denuncia arriva dai parlamentari del Pd, in particolare dal deputato veronese Diego Zardini. «Avevamo preparato un emendamento», riporta Zardini, «per limitare la quantità di Pfas nei fanghi a 1 microgrammo per chilo. La maggioranza non solo lo ha bocciato ma ha addirittura innalzato in modo abnorme il limite di idrocarburi presenti nei fanghi da 50 a 1000 milligrammi per chilo. Per noi veneti è una questione cruciale, visto l’inquinamento che abbiamo subito negli ultimi anni con la vicenda Miteni. Con questo provvedimento certifichiamo la possibilità di spargere sui campi agricoli fanghi tossici».

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Ecosistema Urbano: Verona peggiora di anno in anno

     


Verona, 29 Ottobre 2018
Regressione in tutti i parametri. A Verona si vive peggio rispetto alla media delle città italiane. Quello che ormai da anni è un sentimento comune in città, è ampiamente confermato da Ecosistema Urbano 2018, il rapporto sullo stato di salute e la qualità delle città italiane redatto da Legambiente e dal Sole 24 Ore, presentato questa mattina a Milano.
«La cosa più grave, oltre allo sprofondamento di 22 posizioni nella classifica generale», commenta il deputato veronese Diego Zardini, «è che sembra esserci poca consapevolezza sulla gravità della situazione ambientale. Sollecito la giunta comunale ad affrontare con urgenza questioni cruciali come il trasporto pubblico, le polveri sottili, i consumi d’acqua combinati con una dispersione degli acquedotti superiore al 33 per cento, una capacità di depurazione di appena l’80 per cento, la mancanza quasi totale di isole pedonali, una produzione di rifiuti altissima (529 kg per abitante) non compensata dalla raccolta differenziata, di poco superiore al 50 per cento».
Soprattutto, afferma Zardini, «non sembra ci siano idee e azioni concrete per contrastare il degrado crescente. La qualità della vita si abbassa anno dopo anno e, temo, fra poco cominceranno ad abbassarsi anche i valori immobiliari. Città più grandi e più complesse, in Italia e in Europa, riescono a risolvere almeno una parte dei loro problemi ambientali. Sono convinto che ci riusciremmo anche a Verona».

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Collettore del Garda: ora serve fare subito il progetto e i lavori

     

l'articolo de L'Arena
COLLETTORE DEL GARDA Rotta e Zardini: «Ora serve fare subito il progetto e i lavori» I deputati veronesi oggi alla firma del protocollo di intesa a Lazise
Verona, 26 Ottobre 2018
Procedere velocemente alla redazione del progetto definitivo per il nuovo collettore del lago di Garda». Lo hanno chiesto i deputati veneti Alessia Rotta e Diego Zardini oggi a Lazise, dove c’è stata la firma dell’accordo di programma tra Ato e Provincia di Verona per la realizzazione della nuova opera a salvaguardia del lago.
«Oggi il lavoro dei governi precedenti del Pd e' stato oggetto di apprezzamento, fatto lodevole ancor più perché non di moda, la giornata di oggi a Lazise giunge dopo un lunghissimo lavoro dei parlamentari veronesi», affermano Rotta e Zardini. «Non obbligato da alcuna legge, il governo Renzi prima e Gentiloni poi stanziò 100 milioni di euro per la tutela del lago di Garda, con la collaborazione della unità di missione sul dissesto idrogeologico. Al di là dei finanziamenti e dell’opera, fondamentale, la cosa più importante è che il Garda sia stato messo al centro della politica nazionale. Ora si proceda veloci verso il progetto definitivo, per iniziare presto i lavori. Su questo noi offriamo la nostra collaborazione trasversale e incondizionata», dicono i deputati.

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Tunnel Brennero: lo “stupidario” si allunga

     

TUNNEL BRENNERO Zardini: «Lo stupidario si allunga» Il deputato veronese contro il ministro che vuole eliminare l’opera
Verona, 18 Ottobre 2018
«Dopo aver affossato il quadruplicamento della ferrovia in Veneto ora il governo tenta di eliminare anche il tunnel ferroviario del Brennero i cui lavori sono in fase avanzata e comprendono una serie di opere per rafforzare il trasporto modale e spostare quote di traffico dalla gomma al ferro».
Il deputato veronese Diego Zardini, bolla come «una riga in più dello stupidario governativo», le affermazioni del ministro Fraccaro.
«Siamo di fronte al governo nei fatti più ostile all’ambiente», dice il deputato, «e più scettico sulle azioni reali di contrasto ai cambiamenti climatici d’Europa. Il tunnel del Brennero deve essere completato se vogliamo assicurare modalità di trasporto sicure e sostenibili tra l’Italia e l’Europa. L’unica alternativa è la costruzione della terza corsia dell’autostrada A22 e il conseguente potenziamento del trasporto su gomma. Senza contare che, in questo caso, avremmo in lascito scavi a cielo aperto, lavori incompiuti e miliardi di euro spesi per un’opera mai terminata».
«Al Governo del no a tutte le infrastrutture dico, state calmi», conclude Zardini. «Non potete bloccare tutto. Fate il male del Paese e dei territori, in particolare Verona, particolarmente vocati alla logistica. Il tunnel di base del Brennero col potenziamento della linea Monaco Verona, sarà un grande motore di sviluppo per tutto il nord Italia e consentirà un fortissimo spostamento delle merci da gomma a rotaia, la famosa cura del ferro che deve essere accompagnata dai lotti previsti per Bolzano, Trento e Verona per completare razionalmente l'infrastruttura che fa perno sul Quadrante Europa. Fermiamo gli apprendisti stregoni al governo».

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Fondazione Arena: i lavoratori hanno già dato

     


Fondazione Arena: i lavoratori hanno già dato Il deputato veronese annuncia interrogazione e chiede mobilitazione per salvare istituzione. «Il ministro incontri subito dipendenti e sindacati»
Roma, 17 Ottobre 2018
«I lavoratori hanno già dato. Nessuno si sogni di chiedere altri sacrifici ai dipendenti e ai collaboratori della Fondazione Arena. E il Ministero dei Beni culturali si decida finalmente a ricevere le rappresentanze sindacali che da mesi chiedono un incontro». Il deputato veronese Diego Zardini sta preparando un’interrogazione urgente al ministro per chiedere come intende risolvere la questione di uno dei principali enti produttori e divulgatori di cultura italiani.
«In questi giorni ho sentito molti lavoratori», riporta Zardini, «e questa mattina ho parlato con alcuni dei rappresentanti sindacali. La loro situazione è molto pesante e credo dovremo farci carico tutti delle loro angosce, non solo a parole: in passato solo di mancati stipendi i lavoratori hanno lasciato a Fondazione circa 6 milioni di euro. Ora il ministero chiede altri 3 milioni di euro. Lo reputo profondamente sbagliato, non ci si può accanire contro i lavoratori. A molti chiederanno 3.000 euro, a quelli stagionali 500 euro e in entrambe le categorie ci sono molti che nel frattempo hanno perso il lavoro».
«Se qualcuno ha sbagliato dovrà risponderne», afferma il deputato, «ma non certo il personale che in questi anni ha assicurato la continuità del lavoro nonostante le incertezze. Temo che, in realtà ci sia da parte del governo il tentativo di fronteggiare le nuove spese – guarda caso pari esattamente a 3 milioni di euro – dovute ai dipendenti che a breve rientreranno a lavorare per 12 mesi».
Prima che la situazione peggiori ulteriormente, conclude Zardini, «invito il ministro Bonisoli a incontrare immediatamente lavoratori e rappresentanti sindacali e la città a mobilitarsi per difendere la Fondazione Arena. Con l’amministrazione comunale chiediamo un incontro al ministero Economia e Finanze per affrontare il nodo stipendi. Non può finire così».

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Ritardati pagamenti PA: Zardini chiede più trasparenza

     



Ritardati pagamenti PA: Zardini chiede più trasparenza Depositato un progetto di legge per inserire i ritardi tra le performance

Roma, 9 Ottobre 2018

Il deputato veronese Diego Zardini ha depositato un progetto di legge per rendere più trasparenti dati sui ritardati pagamenti della pubblica amministrazione italiana.

«Gli indicatori utilizzati oggi», spiega Zardini, «hanno il limite di essere ‘leggibili’ solo dagli addetti ai lavori, mentre risultano di difficile comprensione per l’opinione pubblica e spesso anche per le imprese creditrici».

Il progetto di legge indica tutti i nuovi dati che le pubbliche amministrazioni devono fornire sulla situazione relativa ai ritardi nei pagamenti ed esplicita che i dati e le informazioni relative ai pagamenti devono essere mantenute pubbliche per consentire la creazione di serie storiche comparabili. Si prevede, inoltre, al fine di potenziare e di velocizzare i processi di pagamento, che ogni amministrazione sia tenuta ad inserire nel piano della performance l’obiettivo di miglioramento dei tempi medi di pagamento rispetto all’anno precedente fino al conseguimento dei tempi stabiliti dalla normativa vigente.

L’inserimento nel piano della performance dei tempi medi di pagamento delle pubblica amministrazione consente infatti di applicare anche a questo settore la misurazione e la valutazione della performance e la partecipazione dei cittadini e degli utenti al processo di misurazione della performance organizzativa, richiedendo alle amministrazioni di adottare sistemi consolidati di rilevazione del grado di soddisfazione e di sviluppare le più ampie forme di partecipazione.

«L’Italia», ricorda Zardini, «dopo aver recepito la direttiva europea in materia, è stato tra ai paesi che maggiormente hanno contratto i tempi di pagamento tra il 2011 e il 2014. Nonostante ciò, nel 2018 rispetto alla media europea di 42 giorni, l’Italia ha accumulato un ritardo dei suoi pagamenti di ben 63 giorni. Una maggiore trasparenza su questo tema contribuirà a stimolare la pubblica amministrazione e i suoi dirigenti a conformarsi alla normativa italiana ed europea».

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