Ospite di Oltre il Tg di TeleArena del 15 aprile

     

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L’Adige: estendere area SIC

     


L’ADIGE Zardini: estendere area SIC Riportare la naturalità nel corso d’acqua
Verona, 17 aprile 2019
«L’intervento di Averardo Amadio ci ricorda quanto il fiume Adige sia stato artificializzato e industrializzato, pur a fin di bene in alcuni casi. Ora è tempo di pensare a un’estensione dell’area SIC al tratto urbano a Verona e, come propone il WWF, di approvare il ‘contratto di fiume’». Lo sostiene il deputato Diego Zardini favorevole a un «processo di rinaturalizzazione del corso d’acqua che favorisca la rivitalizzazione della flora e della fauna lungo le sue sponde. L’area SIC – Sito di Interesse Comunitario, consentirebbe di far ricrescere la vegetazione, di ricreare un habitat naturale intorno all’Adige e di proteggerlo in futuro. Inoltre ritengo necessario garantire un minimo deflusso vitale per il sostentamento della fauna ittica e dell’ambiente naturale. Negli ultimi decenni siamo intervenuti in modo molto pesante sugli argini e in tutti gli ambiti del fiume. È tempo di fare qualche passo indietro e ridurre l’impatto dell’uomo che sta distruggendo l’Adige».

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Chiusure domenicali: rischio aumento disoccupazione e tasse

     


CHIUSURE DOMENICALI Rischio aumento disoccupazione e tasse Zardini: «In bilico 41 mila posti di lavoro e minori imposte per 4,6 miliardi»
Roma, 17 aprile 2019
La chiusura dei centri commerciali la domenica rischia di avere un impatto negativo molto pesante in termini di occupazione e di gettito fiscale. L’audizione in commissione attività produttive alla Camera del Consiglio nazionale dei Centri Commerciali ha lanciato un allarme sugli effetti del progetto di legge attualmente in discussione che prevede la chiusura dei centri commerciali in tutte le festività e in gran parte delle domeniche, con deroghe possibili, a seconda delle situazioni, da 6 a 30 aperture l’anno.
Secondo un rapporto del Consiglio c’è il rischio concreto di perdere fino a 41 mila posti di lavoro e una riduzione delle entrate fiscali per lo Stato pari a 2,1 miliardi di imposte dirette e 2,5 miliardi l’anno di imposte indirette.
«Se il provvedimento passasse così come è impostato oggi», afferma il deputato Veneto Diego Zardini, «sarebbe necessario aumentare ulteriormente le tasse. Noi siamo favorevoli a una regolamentazione del settore, ma non tale da allargare la platea dei disoccupati e da creare i presupposti per ulteriori imposizioni fiscali. Restiamo favorevoli alla chiusura dei centri commerciali nelle 12 festività comandate e a una regolazione di massima rispetto alle domeniche, ma pensiamo che la strada giusta per difendere i negozi di vicinato stia in primo luogo nelle scelte urbanistiche delle città e in secondo luogo da strumenti di sostegno che il governo, le regioni e i comuni possono attuare».

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Autonomia: meno enfasi e più mediazioni per ottenerla

     


AUTONOMIA – COMMISSIONE QUESTIONI REGIONALI Meno enfasi e più mediazioni per ottenerla Zardini: «Escludere il Parlamento equivale ad affossare l’intesa. La richiesta di 23 materie solleva molti timori. L’attenzione sulle risorse rafforza i contrari»
Roma, 10 aprile 2019
«Se c’è la volontà di ottenere una buona autonomia differenziata per le regioni bisogna allentare la pressione, diminuire l’enfasi e lavorare sulle mediazioni possibili». Il deputato veneto Diego Zardini è intervenuto questa mattina in commissione bicamerale sulle Questioni regionali durante l’audizione dei presidenti di Lombardia e Veneto, Fontana e Zaia.
«Premesso che si sono persi diciassette anni con alcuni attori impegnati nella secessione prima e nella devolution poi, ora dobbiamo provare a lavorare per avere una buona autonomia differenziata», afferma Zardini al termine della seduta. «Perché non si faranno passi avanti escludendo il Parlamento dalla partecipazione e dalla possibilità di intervenire sui contenuti. Le bozze dell’intesa devono essere trasparenti, note, conosciute e dibattute. Altrimenti quella è una strada che ci porta dritti al fallimento. Al contrario, visto anche l’indirizzo del presidente della Repubblica, le Regioni condividano con i presidenti di Camera e Senato un percorso che consenta di intervenire sui contenuti».
In secondo luogo, aggiunge Zardini, «la propaganda e l’eccesso di comunicazione di questo anno e mezzo non aiutano a raggiungere l’obiettivo, in particolare perché concentrate sulle risorse invece che sul progetto complessivo di autonomia differenziata. Alzano le aspettative da un lato, ma mortificano e impauriscono molti attori istituzionali e politici e in definitiva accrescono le possibilità di compattare un fronte unitario e, temo, maggioritario indisponibile a qualsiasi accordo di delega di nuovi poteri al livello regionale».
Infine, e questo vale per il Veneto, «la richiesta di tutte e 23 le materie è certamente stata fatta nell’alveo della Costituzione, ma secondo me è inopportuna. In questa che è la prima vera fase di decentramento, è percepita come arroganza e quindi isola e indebolisce le ragioni del Veneto. Inoltre aumenta i timori di perdere il controllo di settori strategici per il Paese come l’energia e le infrastrutture. Ne faccio squisitamente un fatto di opportunità politica. Oggi in Veneto c’è una giunta che pur senza prendere grandi decisioni, non è contraria alla realizzazione della ferrovia. Delegare completamente le infrastrutture alle regioni darebbe tuttavia il potere a eventuali forze antisistema temporaneamente alla guida di bloccare un corridoio europeo, con danni irreparabili per tutto il Paese. Un rischio che nessun politico di buon senso se la sente di correre».
Tutte motivazioni che, conclude Zardini, «consigliano di limitarsi, di non aver paura delle mediazioni e di ricercare gli accordi più che gli scontri muscolari».

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Il governo sblocchi il gasdotto eastMed

     


Zardini: «L’opera contribuirebbe ad abbassare le bollette e favorisce la transizione verso fonti energetiche di origine non fossile»
Roma, 3 aprile 2019
I deputati Diego Zardini, Sara Moretto e Martina Nardi hanno presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico preoccupati per la mancata firma dell’accordo definitivo per la realizzazione del terminal italiano, a Otranto, del gasdotto eastMed. La firma era in programma entro la fine di marzo ma sembra sia stata messa in discussione e il ministero dell’Ambiente abbia ordinato nuove valutazioni di carattere economico e ambientale.
Il progetto del valore di oltre sei miliardi di euro, è finalizzato a rendere un po’ più indipendente l’Europa dall’energia prodotta in Russia. Il progetto prevede la costruzione di un gasdotto lungo più di duemila chilometri che una volta ultimato porterà in Europa 15-20 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno dai giacimenti al largo di Israele e di Cipro, via Grecia.
«Vogliamo sapere», scrivono i tre deputati nell’interrogazione, «se il governo intende proseguire la realizzazione del progetto EastMed-Poseidon o se invece vuole bloccare un progetto strategico per la diversificazione delle fonti e dei fornitori di gas e che serve a migliorare la sicurezza complessiva degli approvvigionamenti per l'Italia».
La risposta del ministero non chiarisce la posizione del governo, sottolinea Zardini, «rispetto a un progetto che è fondamentale dal punto di vista strategico, economico e soprattutto ambientale. Per favorire la transizione verso fonti rinnovabili, nel prossimi tre decenni avremo infatti bisogno di maggiori quantità di gas naturale».
L'obiettivo di questo progetto, considerato prioritario dall’Unione europea è creare le infrastrutture necessarie per permettere al gas, proveniente da una qualsiasi fonte, di essere acquistato e venduto ovunque nell'UE, a prescindere dalle frontiere nazionali, per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti. La Commissione europea ha inoltre dichiarato il gasdotto EastMed di interesse comunitario ed ha già anticipato circa 100 milioni di euro per gli studi di fattibilità, in attesa dell’accordo definitivo per definire il finanziamento totale.
Il gasdotto rientra nell'ambito dell'apertura del cosiddetto “Corridoio Sud” di cui i governi precedenti hanno approvato il progetto di realizzazione del terminal ad Otranto. Il Ministero dell’ambiente ha dato il parere favorevole nel 2010, il decreto di autorizzazione del Ministero dell’economia e l’intesa con la Regione Puglia sono stati firmati nel 2011 e nel 2017 l’ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha siglato una dichiarazione congiunta con i colleghi di Grecia, Cipro e Israele, ottenendo anche l’impegno della UE a cofinanziare i lavori.
«Vista l’assenza di ogni impatto ambientale e i possibili risparmi per gli italiani», dicono Zardini, Moretto e Nardi, «la realizzazione del gasdotto, assieme alla TAP, può rilanciare, il ruolo dell’Italia come il principale hub energetico del Mediterraneo».

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Congresso della Famiglia: sbagliato dare legittimità istituzionale

     


CONGRESSO DELLA FAMIGLIA Sbagliato dare legittimità istituzionale Diego Zardini parteciperà alla contromanifestazione del 30 marzo
Verona, 27 marzo 2019
Il Congresso mondiale delle famiglie in programma a Verona il prossimo fine settimana offre l’occasione di riflettere sullo stato della libertà nel nostro Paese. Libertà di espressione in primo luogo. Il vero tema a mio avviso non sta nella legittimità di tenere un convegno, perché non è e non può essere in discussione la possibilità di esprimere il proprio pensiero finché rimane tale, almeno fin tanto che non si traduca in azioni, magari discriminatorie o in espressioni offensive o finché non si traduca in proposte legislative in contrasto con la Costituzione. Un elemento centrale poi è la libertà di comportamento individuale. Nella misura in cui ciascun cittadino, uomo o donna, rispetta le regole e la convivenza civile, ha tutto il diritto di impostare la propria vita esattamente come desidera e nessuno, tanto meno lo Stato, può occuparsi del suo privato.
Ed è da questo punto di vista che risulta inaccettabile la partecipazione di esponenti del governo locale e nazionale al Congresso di Verona.
Che organizzazioni di estrema destra o dell’integralismo considerino famiglia solo quella composta da un padre, una madre e tanti figli, possibilmente non adottati, rigorosamente procreati secondo natura, non mi sorprende. Queste organizzazioni sembrano ossessionate dal tempo. Incapaci di coglierne il divenire e le trasformazioni continue, in preda alle ansie che i mutamenti sociali sempre più veloci comportano, provano a fissare l’immagine a un passato più immaginato che reale, e per questo facilmente idealizzabile, ma in quanto tale posticcio e al di fuori di qualsiasi contesto storico volessimo prendere in considerazione. Tralascio l’opportunismo di quei politici pronti a fare leva sulle paure e sulle incertezze per assicurarsi delle buone carriere e che, a dispetto dei loro stessi, legittimi, comportamenti personali, saranno in prima fila o addirittura sul palco della manifestazione veronese, come Salvini (due figli con due persone diverse) o Meloni (una figlia fuori dal matrimonio). Si tratta solo dell’ennesimo esempio di una classe dirigente abituata a predicare in un modo per gli altri e razzolare in un altro per loro.
Del tutto inaccettabile, invece, la presenza accreditata di membri del governo che partecipano, in veste istituzionale, al Congresso. Se ciascuno, nei limiti del rispetto delle idee altrui, è libero di pensarla come gli pare, oggi siamo tutti meno disponibili a permettere che lo Stato metta il naso nel nostro vissuto personale, nel nostro stile di vita e, magari, pretenda di imporci modelli, ruoli e norme di comportamento del passato e talvolta addirittura in contrasto con la Costituzione. Dare legittimità istituzionale all’iniziativa di Verona era, a mio avviso, un errore da non commettere. Il passo successivo potrebbe essere la proposta di controllo su altri aspetti della nostra vita o la pretesa di costringere il nostro privato a credenze religiose o costumi che non ci appartengono. Verrebbe meno, in sostanza, la laicità della nostra società dove, pur con tutti i difetti e le contraddizioni, chiunque è libero di

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