Programma di partecipazione dell’Italia all’Unione Europea

     



Come ogni anno il Parlamento italiano si trova a votare e ratificare il Documento Programmatico di Partecipazione dell’Italia all’Unione Europea. Nella relazione di quest’anno appare evidente come il 2017 segnerà il “giro di boa” del ciclo politico e istituzionale europeo: sarà il momento di fare bilanci di metà percorso ma anche tempo di mettere a punto nuove politiche per affrontare con più forza le diverse crisi europee. L’Italia ha contribuito ad avviare molti nuovi processi che hanno caratterizzato e caratterizzano il dibattito e i negoziati europei di questi anni.

Basti pensare all’immigrazione, in cui per primi abbiamo indicato la necessità di considerare le frontiere degli Stati membri finalmente a tutti gli effetti frontiere comuni e quindi di realizzare una politica autenticamente europea per governare i flussi migratori ma resta ancora molto da fare per far rispettare pienamente e da tutti gli obblighi di solidarietà in materia di asilo e diritti fondamentali.

L’Europa uscirà più forte dalle crisi che la stanno colpendo soltanto se saprà rimanere fedele a
se stessa e ai suoi valori fondanti. Sul fronte economico l’Italia ha svolto un forte ruolo propulsivo, aprendo un intenso dibattito sulla corretta, e quindi intelligente, applicazione delle regole europee in materia di flessibilità di bilancio, per favorire le riforme e la crescita. Parallelamente, dovremo lavorare sul fronte del finanziamento delle politiche europee. L’Italia ha espresso chiaramente, nel 2016, la sua posizione di netta contrarietà a ridurre le risorse già esigue destinate a politiche assolutamente prioritarie per il presente e il futuro dell’Europa: l’immigrazione, la disoccupazione, soprattutto giovanile, gli investimenti pubblici, la mobilità, la sicurezza e la formazione dei giovani.

Siamo convinti che occorra liberarsi da ipocrisie sempre più pericolose e ambiguità sempre meno costruttive: l’Europa deve poter disporre delle risorse necessarie a raggiungere gli obiettivi politici prefissati.

Un cenno a parte meritano, infine, gli aspetti politico-istituzionali. Non c’è dubbio che uno degli eventi caratterizzanti del prossimo anno sarà l’avvio e la conduzione dei negoziati per la Brexit. È un processo che dovremo gestire per limitare le conseguenze negative per l’Unione e tutelare i nostri interessi, a partire da quelli dei nostri connazionali residenti nel Regno Unito. Dobbiamo guardare avanti, al futuro del progetto europeo, alle politiche e alle priorità che intendiamo portare avanti con tutti i popoli e gli Stati che condividono le nostre ambizioni per un’unione politica, democratica e più forte.

In questo, ci aiuterà una ricorrenza importante: quella dei sessant’anni della firma del Trattato di Roma, che cadranno il prossimo mese di marzo. Per l’Italia, per l’Europa, potrà rappresentare un momento importante per confermare il nostro impegno nel progetto europeo e per individuare nuovi obiettivi politici da perseguire insieme a tutti coloro che vorranno rafforzare l’integrazione europea.

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