Elezione Presidente della Repubblica

     

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Care/i,

Per la seconda volta in questa legislatura sono caricato della grande responsabilità e onore di eleggere il Presidente della Repubblica, massima carica dello Stato, organo di garanzia della democrazia italiana.
In momenti così alti e delicati ritengo essenziale che i grandi elettori si mettano in ascolto del Paese, parlino poco e riflettano moto.
Abbiamo un compito così grande da dover evitare il circo delle indiscrezioni, delle polemiche, dei giochini che anche i più puri poi per ragioni politiche mettono in campo. Dobbiamo, noi elettori, ascoltare la nostra coscienza. Con la Costituzione come faro.
Per tali ragioni non posso non tornare con il pensiero al difficile momento vissuto da tutta la comunità delle democratiche e dei democratici nel 2013 quando un Parlamento appena insediato non riuscì ad eleggere un nuovo Capo dello Stato, aprendo così la strada ad una crisi istituzionale senza precedenti che si concluse solo grazie allo spirito di servizio nei confronti del Paese manifestato da Giorgio Napolitano.
In quel passaggio il Pd – tutto il Pd  – fallì e non riuscì a sostenere il suo ruolo. Oggi abbiamo la possibilità di dimostrare che siamo cambiati, che siamo tutti più maturi e consapevoli dei doveri che ogni singolo deputato e senatore ha nei confronti dei cittadini e della comunità nazionale. La responsabilità del partito di maggioranza relativa alla Camera e al Senato, che esprime anche il Presidente del Consiglio e la maggior parte dei delegati regionali, è assolutamente palese.
Responsabilità che non significa autosufficienza, supponenza. Significa avere la capacità di aprire un dialogo e un confronto con tutte le forze che siedono in Parlamento, di tenere conto delle differenti sensibilità al nostro interno, di interpretare con saggezza le aspettative e i sentimenti dei cittadini in un momento segnato comunque da tante incertezze e inquietudini.
Non ci sono più alibi, non solo per il Pd. Non ci sono più alibi neppure per quelle forze, come il Movimento 5 Stelle, che dopo due anni di legislatura non hanno ancora imparato a sedersi ad un tavolo e a discutere con gli altri gruppi politici, a ricercare la mediazione positiva, il punto di incontro possibile tra idee diverse, come chiede la Costituzione che fingono di difendere. La paura del confronto è la negazione della democrazia e rende inutile la presenza nelle istituzioni. Il malessere e il dissenso che in forme sempre più esplicite si manifesta tra i colleghi del M5S conferma la crisi di un’esperienza che, partita per rinnovare le istituzioni e la politica, sembra invece destinata ad augurarsi che tutto resti com’è, per poter meglio manifestare nelle piazze o nei blog e l’inserimento strumentale di esponenti massimamente autorevoli del PD, che appena due anni fa snobbarono platealmente. Se solo avessero accettato la proposta di Pierluigi Bersani o avessero votato Prodi a Presidente chissà quale sarebbe la situazione politica.
Liberi da queste provocazioni, consapevoli del compito, oggi spetta a noi la responsabilità di arrivare ad una proposta, nei tempi e nei modi che il segretario del Pd ha espresso negli organismi del partito e dei gruppi parlamentari. Ognuno di noi ha in testa la sua candidatura ideale, ed è lecito che nei luoghi e nelle forme possibili ciascuno faccia pesare la sua preferenza ed opinione. Tra tante osservazioni che ho letto e ascoltato in questi giorni mi convincono due punti. Il primo è la notazione che abbiamo bisogno di una personalità politica, di una figura che ha avuto esperienza del parlamento, del governo della cosa pubblica, della necessità di mantenere un equilibrio e una distinzione tra ruoli istituzionali differenti per garantire che il sistema funzioni. La seconda considerazione è che i Presidenti della Repubblica eletti nel passato che ricordiamo con maggior gratitudine e affetto si sono trasformati agli occhi dell’opinione pubblica man mano che svolgevano il loro mandato, a dimostrazione di come proprio l’esercizio di quella alta funzione spinge ogni persona che abbia senso delle istituzioni ed esperienza politica ad adattare la sua personalità alle condizioni del Paese e al ruolo di garanzia che è chiamato a ricoprire.
Oggi iniziano le votazioni, svolgerò questo compito pensando al bene del Paese, al bene di ciascun individuo, di ciascuno di voi. Nella cabina mi guiderà la coscienza e ciascuno di voi.

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