Discarica Ca’ Filissine: i soldi per le bonifiche ci sono ma Regione Veneto e Comune restano immobili

     



Discarica Ca’ Filissine: i soldi per le bonifiche ci sono ma Regione Veneto e Comune restano immobili
Interrogazione dei deputati veronesi Alessia Rotta e Diego Zardini


Roma, 10 marzo 2021

«Regione Veneto e Comune di Pescantina continuano a non agire per la messa in sicurezza della discarica di Ca’ Filissine, nonostante siano già disponibili 16 dei 65 milioni messi a disposizione nel mese di agosto dal Ministero dell’Ambiente». È quanto rilevano in una interrogazione al Ministro della Transizione ecologica i parlamentari veronesi del Partito democratico, Alessia Rotta – presidente della commissione Ambiente alla Camera – e Diego Zardini. Chiedono inoltre «se il Ministro non intenda intervenire con urgenza, e per quanto di competenza, per vigilare affinché le risorse nazionali già rese disponibili siano utilizzate in tempi brevissimi per la messa in sicurezza del sito per evitare una ulteriore estensione dell’inquinamento».

Dai rilievi fatti da Arpav, infatti, emerge «un grave e progressivo inquinamento delle falde sottostanti che richiede misure urgenti di messa in sicurezza della discarica, anticipando i primi interventi previsti dall’Accordo di programma. In particolare – si legge nell’interrogazione – l’Arpav a settembre aveva evidenziato il grave scadimento qualitativo delle acque di falda nella area ad est della discarica, riconducibile alla scomparsa, avvenuta a luglio, del lago di percolato che si trovava nel catino di discarica». Per la bonifica dell’impianto di Pescantina sono stati stanziati oltre 66 milioni, di cui quasi 65 dal Ministero dell’Ambiente e 1,4 dalla Regione.

«Nonostante la situazione pericolosa», dicono allarmati i parlamentari, «la Regione e il Comune continuano a non mettere in campo interventi urgenti contro la diffusione dell’inquinamento, pur potendo utilizzare le risorse nazionali già stanziate per asportare e smaltire il percolato presente nel catino della ex discarica, così da evitare fuoriuscite di liquido con ulteriore aggravamento dell’inquinamento in falda che rischia di produrre un disastro ambientale».

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