Diego Zardini

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  1. Lessinia: addio a un quinto dell’area protetta

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    LESSINIA
    Addio a un quinto dell’area protetta
    Zardini: «Un errore frutto di visione cortissima»

    Verona, 21 gennaio 2020


    Il Consiglio regionale sta per ridurre di un quinto la superficie del Parco della Lessinia. Su richiesta dei sindaci, i consiglieri regionali di maggioranza hanno approvato un provvedimento che taglia 1.700 ettari di area protetta su 10 mila. Le motivazioni ufficiali sono il contrasto alla fauna selvatica, tra cui i cinghiali, che crea danni agli agricoltori della zona.

    «Per controllare le specie come i cinghiali non serve ridurre l’area protetta e danneggiare la biodiversità», denuncia il deputato veronese Diego Zardini. «Basterebbe approvare le modifiche al Piano ambientale e redigere la Valutazione ambientale strategica. Documenti che attendiamo dalla Regione Veneto da molti anni e non si capisce perché non li abbia ancora portati a termine. Perché la Lega non vuole risolvere il problema dei cinghiali con gli strumenti già possibili ma propone invece si ridurre il Parco? Quale scopo nascondono? Tenuto conto che la Regione Veneto ha una percentuale di superficie protetta sotto la media nazionale, le aree protette andrebbero aumentate, valorizzate e sostenute».

    La maggioranza in Consiglio regionale è comunque «coerente con se stessa: negazionista e contraria all’ambiente», rimarca Zardini. «A novembre i consiglieri leghisti si sono resi ridicoli di fronte al mondo, quando l’aula del Consiglio è stata invasa dall’acqua pochi minuti dopo il voto con cui si negava l’effetto dei cambiamenti climatici. La notizia è purtroppo rimbalzata sui giornali di tutto il pianeta. Ora propongono di togliere la protezione dai “vaj”, zone di straordinaria valenza ecologica, importantissimi corridoi ecologici verso la pianura che favoriscono la diffusione delle specie rare, trasformandoli in zone contigue, non verso l’esterno del Parco ma verso l’interno».

  2. Pescantina: via alla bonifica della discarica

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    Foto da sito comune di Pescantina www.comune.pescantina.vr.it

    PESCANTINA
    Via alla bonifica della discarica



    Verona, 21 gennaio 2020


    La Corte dei Conti ha dato il via libera definitivo alla procedura per l’affidamento dei lavori di bonifica della discarica di Pescantina. L’opera è stata resa possibile dal lavoro del Partito democratico, dell’allora sindaco Luigi Cadura e di tutta la sua giunta e dei parlamentari locali Alessia Rotta e Diego Zardini durante i governi Renzi e Gentiloni il cui ministero dell’Ambiente ha stanziato 65 milioni di euro.

    «Non intendiamo mettere cappelli o rivendicare meriti», afferma Zardini, «oggi è solo un bel giorno per Pescantina e per i suoi abitanti. Ricordo le varie porte in faccia ricevute quando chiedevamo le risorse per Pescantina allo Stato, quando la legge prevedeva che a metterle fosse la Regione, ricordo la determinazione con cui non ci siamo scoraggiati anche grazie al pungolo della squadra del sindaco Cadura. Non posso scordare nemmeno i bastoni tra le ruote di chi diceva che mentivamo e che i soldi non esistevano. Nonostante anni di velenose bugie, alla attuale amministrazione comunale va comunque riconosciuto di essersi precipitata a ritirare l’assegno. Spiace solo che si siano persi almeno un anno e mezzo col solo obiettivo di non far chiudere la partita a Cadura che ci aveva lavorato».


    «Il primo dovere dell’attuale sindaco dovrebbe essere l’onestà intellettuale», sottolinea Alessia Rotta. «L’amministrazione in carica nulla hanno fatto se non raccogliere il lavoro svolto da altri. Non si è relazionata in alcun modo con i parlamentari e con il governo, come invece il suo predecessore, non ha ottenuto le risorse che ci sono costate notti e mesi di lavoro nei precedenti governi Renzi e Gentiloni, che qualcuno dalle opposizioni negava esistessero. Prova ne è che gli stanziamenti portano le date di due anni fa. Non ha preparato il percorso della convenzione, fatta da noi».


    Purtroppo, conclude Rotta, «la Regione ha tergiversato nella firma per ragioni partitiche. Così i cittadini di Pescantina hanno dovuto attendere altri sei mesi. Facile, ma legittimo, sedersi a tavola quando tutto è apparecchiato. Più difficile ammettere i meriti degli altri».