Diego Zardini

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  1. 14 miliardi a sostegno famiglie e imprese

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    14 miliardi a sostegno famiglie e imprese
    Zardini: «La strategia di lungo periodo però funziona solo a livello europeo»


    Roma, 3 maggio 2022

    Lo aveva chiesto ieri mattina il segretario nazionale del Pd, Enrico Letta in visita in Veneto. Il Consiglio dei ministri nel tardo pomeriggio ha varato il provvedimento con una serie di misure a sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dai rincari dell’energia e dall’aumento dei costi delle materie prime.

    «Il governo è intervenuto con tempestività e offrendo sostegno concreto a 28 milioni di persone, a decine di migliaia di imprese e agli enti locali stanziando 14 miliardi di euro senza fare nuovo debito», sottolinea Diego Zardini, membro della commissione attività produttive della Camera. «Leggo alcune reazioni da cui trapela insoddisfazione e la continua richiesta ad avere ulteriori risorse. Faccio notare che l’intervento del governo tiene conto delle indicazioni fornite dalle commissioni parlamentari che, a loro volta, hanno contatti diretti con associazioni di categoria, istituzioni e cittadini. Le misure sono molto specifiche, cercando di intervenire a sostegno di quelle imprese realmente colpite dall’aggressione russa all’Ucraina, in particolare quelle agricole e dall’aumento delle materie prime. La lamentazione e il gioco al rialzo credo siano poco produttivi, mentre, come ha già detto più volte il presidente Draghi, i problemi energetici e di approvvigionamenti di materie prime, cibo incluso, sono talmente grandi che possono essere affrontati efficacemente solo a livello europeo».

  2. CLIMA: le direttive europee opportunità unica per l’Italia e le imprese del settore

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    CLIMA
    Le direttive europee opportunità unica per l’Italia e le imprese del settore
    Zardini: «Obiettivi ambiziosi ma noi in vantaggio con filiera energia pulita»


    Roma, 20 gennaio 2022


    Arrivano nelle commissioni Attività produttive e Ambiente della Camera le direttive europee emanate con l’obiettivo di contrastare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di gas serra del 55 per cento rispetto al 1990 entro il 2030. Lo comunica il deputato veronese Diego Zardini, membro della commissione Attività produttive incaricata di dare un primo parere al governo cui spetterà poi emanare il provvedimento di recepimento.


    «È uno dei più rilevanti provvedimenti che dovrà portarci ad abbassare le emissioni ma anche, nel medio e lungo periodo a ridurre i costi dell’energia, schizzati alle stelle in queste settimane, e la dipendenza dell’Europa e dell’Italia dalle produzioni di altre potenze», nota Zardini. «L’obiettivo è estremamente ambizioso. Per fare una comparazione, dal 1990 al 2020 le emissioni nell’Unione europea si sono ridotte del 20 per cento. Il Green New Deal intende ridurre le emissioni dal 20 al 55 per cento in meno di dieci anni. Però è anche una straordinaria opportunità per accelerare la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. L’Italia rispetto ai partner europei ha vantaggi competitivi notevoli: una posizione geografica che consente la produzione di energia solare in abbondanza oltre all’energia eolica e idroelettrica; inoltre il nostro Paese è stato tra i primi a investire in ricerca e sviluppo delle tecnologie per le energie alternative. Oggi infatti non solo Eni è il principale attore globale del settore, ma esiste una lunga filiera di imprese grandi e piccole attive nella ricerca, nella produzione e nello sviluppo di tecnologie, attrezzature e servizi legati alle energie rinnovabili. Sono certo che i nostri imprenditori sapranno avvantaggiarsi delle competenze acquisite sul campo per offrirle in tutta Europa. Da oggi al 2030 ci sarà un aumento esponenziale della richiesta».


    Gli elementi cardine del pacchetto climatico riguardano l’efficienza e il risparmio energetico, una parte consistente dei quali dovrà provenire dagli edifici per il cui adeguamento potranno essere utilizzati i fondi del Recovery Plan. È stata poi rivista la direttiva sulle energie rinnovabili che nel 2030 dovranno costituire in Europa il 40 per cento della quota di energia utilizzata. L’Europa punta alla ulteriore riduzione dei costi, fattore che ha permesso nel 2019 al solare e all’eolico di produrre congiuntamente più elettricità del carbone nell’Unione europea.

  3. Lessinia: addio a un quinto dell’area protetta

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    LESSINIA
    Addio a un quinto dell’area protetta
    Zardini: «Un errore frutto di visione cortissima»

    Verona, 21 gennaio 2020


    Il Consiglio regionale sta per ridurre di un quinto la superficie del Parco della Lessinia. Su richiesta dei sindaci, i consiglieri regionali di maggioranza hanno approvato un provvedimento che taglia 1.700 ettari di area protetta su 10 mila. Le motivazioni ufficiali sono il contrasto alla fauna selvatica, tra cui i cinghiali, che crea danni agli agricoltori della zona.

    «Per controllare le specie come i cinghiali non serve ridurre l’area protetta e danneggiare la biodiversità», denuncia il deputato veronese Diego Zardini. «Basterebbe approvare le modifiche al Piano ambientale e redigere la Valutazione ambientale strategica. Documenti che attendiamo dalla Regione Veneto da molti anni e non si capisce perché non li abbia ancora portati a termine. Perché la Lega non vuole risolvere il problema dei cinghiali con gli strumenti già possibili ma propone invece si ridurre il Parco? Quale scopo nascondono? Tenuto conto che la Regione Veneto ha una percentuale di superficie protetta sotto la media nazionale, le aree protette andrebbero aumentate, valorizzate e sostenute».

    La maggioranza in Consiglio regionale è comunque «coerente con se stessa: negazionista e contraria all’ambiente», rimarca Zardini. «A novembre i consiglieri leghisti si sono resi ridicoli di fronte al mondo, quando l’aula del Consiglio è stata invasa dall’acqua pochi minuti dopo il voto con cui si negava l’effetto dei cambiamenti climatici. La notizia è purtroppo rimbalzata sui giornali di tutto il pianeta. Ora propongono di togliere la protezione dai “vaj”, zone di straordinaria valenza ecologica, importantissimi corridoi ecologici verso la pianura che favoriscono la diffusione delle specie rare, trasformandoli in zone contigue, non verso l’esterno del Parco ma verso l’interno».

  4. Pescantina: via alla bonifica della discarica

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    Foto da sito comune di Pescantina www.comune.pescantina.vr.it

    PESCANTINA
    Via alla bonifica della discarica



    Verona, 21 gennaio 2020


    La Corte dei Conti ha dato il via libera definitivo alla procedura per l’affidamento dei lavori di bonifica della discarica di Pescantina. L’opera è stata resa possibile dal lavoro del Partito democratico, dell’allora sindaco Luigi Cadura e di tutta la sua giunta e dei parlamentari locali Alessia Rotta e Diego Zardini durante i governi Renzi e Gentiloni il cui ministero dell’Ambiente ha stanziato 65 milioni di euro.

    «Non intendiamo mettere cappelli o rivendicare meriti», afferma Zardini, «oggi è solo un bel giorno per Pescantina e per i suoi abitanti. Ricordo le varie porte in faccia ricevute quando chiedevamo le risorse per Pescantina allo Stato, quando la legge prevedeva che a metterle fosse la Regione, ricordo la determinazione con cui non ci siamo scoraggiati anche grazie al pungolo della squadra del sindaco Cadura. Non posso scordare nemmeno i bastoni tra le ruote di chi diceva che mentivamo e che i soldi non esistevano. Nonostante anni di velenose bugie, alla attuale amministrazione comunale va comunque riconosciuto di essersi precipitata a ritirare l’assegno. Spiace solo che si siano persi almeno un anno e mezzo col solo obiettivo di non far chiudere la partita a Cadura che ci aveva lavorato».


    «Il primo dovere dell’attuale sindaco dovrebbe essere l’onestà intellettuale», sottolinea Alessia Rotta. «L’amministrazione in carica nulla hanno fatto se non raccogliere il lavoro svolto da altri. Non si è relazionata in alcun modo con i parlamentari e con il governo, come invece il suo predecessore, non ha ottenuto le risorse che ci sono costate notti e mesi di lavoro nei precedenti governi Renzi e Gentiloni, che qualcuno dalle opposizioni negava esistessero. Prova ne è che gli stanziamenti portano le date di due anni fa. Non ha preparato il percorso della convenzione, fatta da noi».


    Purtroppo, conclude Rotta, «la Regione ha tergiversato nella firma per ragioni partitiche. Così i cittadini di Pescantina hanno dovuto attendere altri sei mesi. Facile, ma legittimo, sedersi a tavola quando tutto è apparecchiato. Più difficile ammettere i meriti degli altri».