Infortunio in itinere per chi va al lavoro in bicicletta è legge

     

101822228_Cycling_0_259625b

I giorni prima dello stop dei lavori della camera per le festività natalizie sono stati particolarmente importanti per l’approvazione definitiva di alcuni provvedimenti legislativi che produrranno benefici per il paese: la Legge di stabilità, la riforma della Rai e il Collegato ambientale alla legge di stabilità.
Tra questi provvedimenti tutti importanti ritengo utile scrivere sul collegato ambientale perché è la prima volta che la green economy entra in una legge e soprattutto vi è una inversione di tendenza sull’uso della bicicletta per recarsi al lavoro con la copertura assicurativa.
Prima dell’approvazione del collegato ambiente l’infortunio in itinere e l’erogazione della relativa indennità ai lavoratori ciclisti veniva riconosciuto in pochissimi casi:

  • Assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto;
  • Non percorribilità a piedi del tragitto casa e lavoro e viceversa;
  • Incidente avvenuto solo all’interno di piste ciclabili o di zone interdette al traffico.

Tali condizioni normative rendevano irrealistico il riconoscimento dell’infortunio in itinere in quanto l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro doveva essere necessitato.
Con l’approvazione dell’art. 5 del collegato ambientale l’uso della bicicletta per recarsi al lavoro deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato. Pertanto sono state eliminare tutte quelle condizioni normative che impedivano l’uso della bicicletta e l’avvio di una cultura rispettosa dell’ambiente.

Tanto gradimento è stato espresso da parte di coloro che si sono impegnati in questa battaglia di civiltà: Paolo Gandolfi, il quale ha messo a disposizione tutta la sua conoscenza in materia, Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab, che ha saputo sostenere e collaborare opportunamente per questo risultato, Stefano Vaccari, relatore del provvedimento in Senato, il quale ha colto l’opportunità di modificare la normativa esistente in materia di infortunio in itinere, le associazioni ciclistiche di tutta Italia, il gruppo “Al lavoro in bicicletta” in Facebook con i suoi 3.165 sostenitori, coloro che hanno sottoscritto la mozione su Change.org.

È grande la soddisfazione per la definitiva approvazione del collegato ambientale, una legge di grande innovazione che ha l’obiettivo di mettere l’economia su un sentiero di sostenibilità. Tra le tante disposizioni approvate particolare orgoglio mi dà l’approvazione della copertura della assicurazione Inail per gli infortuni in itinere nel caso di incidenti avvenuti ai lavoratori che usano la bicicletta nel tragitto casa-lavoro-casa. Finalmente vengono eliminate le condizioni giuridiche che impedivano tale risultato e si premia chi usa mezzi rispettosi dell’ambiente.

Era il 2012 quando Giulietta Pagliaccio, Presidente della Fiab, lanciammo una campagna per portare l’attenzione al tema dell’infortunio in itinere in bici. Molte furono le adesioni, la strada non era semplice ma abbiamo creduto nella possibilità di cambiare una legge che sembrava granitica. Festeggiamo un provvedimento che segna un cambiamento importante nella quotidianità delle persone: andare al lavoro in bicicletta assume la dignità di trasporto e questo non può che accelerare quel processo di cambiamento nella mobilità quotidiana dei cittadini. È proprio un bel regalo di Natale per tutti i ciclisti e per tutti quelli che ci stanno ancora pensando.

Secondo il provvedimento è prevista la destinazione di 35 milioni finalizzati allo sviluppo di iniziative quali bike to work e bike to school; il Ministero dell’Ambiente destinerà i fondi ai comuni con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti che abbiano realizzato un piano urbano della mobilità sostenibile; il collegato ambiente e la legge di stabilità 2016 prevedono dei fondi a favore dell’Emilia Romagna per il finanziamento della ciclovia Verona – Firenze da realizzarsi sul percorso dell’antica ferrovia dismessa.
Si apre quindi la prospettiva di un incentivo fiscale per i cittadini che decidono di utilizzare mezzi di trasporto sostenibili per recarsi al lavoro.

Si tratta di una manovra per la rivoluzione economica verde, un vero e proprio Green Act italiano. Tra le misure principali si ricordano quelle che rafforzano il recupero e riciclo delle materia, la riduzione dei rifiuti prodotti, le disposizioni a sostegno della mobilità sostenibile e del contrasto ai dissesti idrogeologici. Si ricordano infine i finanziamenti per attività connesse all’ambiente e alla green economy, agevolazioni fiscali sui rifiuti per i comuni virtuosi, il divieto di gettare mozziconi di sigarette a terra, il credito d’imposta per le imprese sugli interventi di bonifica dell’amianto e le misure contro le cosiddette carrette dei mari.

Rispondi